Economia e Lavoro

Caffé, mercato in ginocchio per colpa del Brasile

I consumatori non se ne accorgono, ma il mercato del caffé sta vivendo una fase di crisi acuta

Anche se al bar continueremo a pagare il caffé allo stesso prezzo di sempre (e con aumenti di tanto in tanto), quello che accade "dietro le quinte" è un vero e proprio stravolgimento.

Troppo caffé sul mercato

Per comprendere la situazione occorre fare un parallelo con un altro prodotto molto richiesto e anche'esso nero: il petrolio. Il prezzo al barile è crollato nell'ultimo anno a causa di un profondo squilibrio tra offerta e domanda. In particolare si sentono gli effetti dell'enorme incremento produttivo di shale oil americano. Troppo petrolio sul mercato finisce per deprimere il prezzo. Ecco, lo stesso sta succedendo al caffé, dove il surplus nella stagione in corso potrebbe addirittura superare 10 milioni di sacchi.

Il colpevole stavolta è il Brasile, il maggior fornitore mondiale. I raccolti del Paese sudamericano negli ultimi anni sono cresciuti a dismisura, provocando così un eccesso di offerta. Se la produzione cresce, anche l'esportazione del chicco sudamericano cresce, perché avvantaggiato dalla svalutazione della valuta locale, visto che il cambio dollaro real brasiliano è schizzato alle stelle. E se nel pianeta c'è troppo prodotto disponibile, che il mercato fatica ad assorbire visto che la domanda è sostanzialmente stabile.

L'eccesso di offerta e i danni ai produttori

Ad avvertire per primo questa pressione è il chicchi "arabica", che è l'ingrediente chiave per l’espresso. Per tre trimestri il prezzo è andato in calo, concretizzando una sequenza negativa che non si vedeva dal 2001. La quotazione alla Borsa di New York (futures) è scesa a 91,25 cents per libbra. Il peggior dato da 13 anni. La cosa più inquietante è che un prezzo simile non è sufficiente neppure a coprire i costi di produzione. Non sta andando meglio ad un'altra varietà molto utilizzata, il "robusta", che rappresenta la base per le miscele solubili. A Londra il prezzo è sceso sotto 1.400 dollari per tonnellata, ai minimi da marzo 2016.

Il Brasile sta di fatto mettendo in ginocchio i coltivatori di caffé di mezzo mondo. Peraltro la situazione dovrebbe addirittura peggiorare. Secondo le previsioni infatti, nella prossima stagione il Brasile aumenterà ancora la propria produzione. L'arabica raggiungerà il livello storico di 38 milioni di sacchi di arabica, la variante "robusta" invece salirà a 19,5 milioni di sacchi, altro record. Il prodotto brasiliano toglierà spazio a quello di molti altri paesi, dove l'output invece scenderà proprio per il problemi che diverse aziende avranno nel lavorare a prezzi così bassi. Proprio per questo si sta già muovendo l’International Coffee Organization (Ico), che proverà a sostenere i produttori gramite le risorse del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad).


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