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E-commerce e mercato fisico: comprendere i cambiamenti

La rete modifica i consumatori e questi ultimi ri-configurano le strutture della rete. Così cambiano i mercati oggi, tra e-commerce e store fisici.

Il mercato e-commerce si è fatto largo nella società dei consumi in punta di piedi, affrontando lo scetticismo della gente e la diffidenza di chi non era mai stato abituato a comprare senza toccare la merce con mano. Oggi il settore e-commerce contribuisce per oltre il 6% del PIL italiano, una percentuale impensabile fino a un decennio fa.

E-commerce: rappresenta una minaccia?

Per un segmento di commercianti che sorride grazie al web c’è il rovescio della medaglia di quanti hanno visto entrare nel proprio mercato di competenza una serie di concorrenti imprevisti e che erodono il margine di guadagno e il bacino di potenziali acquirenti.

Tale prospettiva, però, è limitante: siamo portati a pensare che il mercato fisico sia in naturale opposizione a quello elettronico, come se le due vie di acquisto procedessero su mondi non comunicanti. In realtà, il commercio tramite la rete è a portata di tutti e valorizza la qualità, l’innovazione e il coraggio. Molto spesso, le piattaforme e-commerce sono una vetrina che si integra al mercato fisico di un’attività, che permette di affacciarsi su un fronte potenzialmente globale. L’ampissima varietà di alternative oggi a disposizione del consumatore fa sì che, ora, a raggiungere il successo siano le aziende maggiormente in grado di valorizzarsi. Una valorizzazione che va, da una parte, verso la raffinazione della propria proposta commerciale e, dall’altra, in una maggiore abilità nel sapersi strutturare anche in chiave digitale. L’e-commerce rappresenta una minaccia, ma solo per chi non è in grado di percepire il cambiamento e di adeguarsi.

Un mercato che non ha più confini

Inizialmente, il commercio elettronico si è sviluppato soltanto verso alcune tipologie di mercato, non intaccando altri comparti come, ad esempio quello del food. Acquistare alimenti pronti al consumo nel settore alimentare appariva, in principio, impensabile. Adesso anche tale logica è venuta meno: la gente può ordinare torte a domicilio, comprare frutta e verdura, prenotare beni di immediato consumo. Simboli inequivocabili di una società che non è più quella di cinque anni fa e che, presumibilmente, tra altri cinque anni sarà diversa da ora. Non è un male, può non esserlo per nessuno. Di certo, però, è una trasformazione e, in quanto tale, genera cambiamenti tangibili; in quanto tale, porta a nuove configurazioni; in quanto tale, premierà i più scaltri e penalizzerà i meno lungimiranti. Ma è il merito, sarà ancora il merito, l’elemento discriminante.


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