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Liberalizzazioni per le professioni, tutte le novità

Il decreto liberalizzazioni delle professioni, che sta seguendo ancora l'iter per diventare legge, contiene delle novità molto sostanziali per molti settori. L'Antitrust si è espressa in merito a molte questioni, sollevando dubbi sulla legittimità di alcuni interventi e costringendo il governo a ridurre lo spettro delle variazioni.

Liberalizzazioni professionisti, ecco le novità

Nell’articolo del decreto dedicato alla liberalizzazione delle professioni, si possono leggere le seguenti novità: abrogazione delle tariffe dei professionisti; la base del compenso sarà decisa dal Ministero della Giustizia con un nuovo decreto entro 120 giorni dall’entrata in vigore della nuova legge sulle liberalizzazioni.

Il compenso sarà pattuito quando sarà conferito l’incarico al professionista. Il professionista è tenuto a dare informazione al cliente, anche in forma scritta se richiesto, sui rischi e sugli oneri che comprenderanno l’intero incarico. Il compenso deve essere proporzionale al lavoro svolto e il non rispetto di questa norma è considerato illecito da parte del professionista.

Per ciò che riguarda il tirocinio professionale, esso non potrà durare più di diciotto mesi e i primi sei mesi, tramite accordi con i vari Consigli e le Università, potrà essere svolto in contemporanea con la frequenza del corso di studi. Questa parte della norma non sarà applicata però alle professioni sanitarie.

Riguardo alle Società tra Professionisti (STP), la nuova legge modifica l’assetto di queste società. Infatti con la nuova normativa, la presenza dei soci professionisti dovrà essere pari a due-terzi del totale; una percentuale inferiore porterà allo scioglimento della società e alla cancellazione da parte dell’Albo di competenza. Le STP sono tenute obbligatoriamente a stipulare una polizza assicurativa derivanti dai rischi per responsabilità civile e i soci della società devono rispettare il codice deontologico dell’Ordine di appartenenza. Il professionista può opporre agli altri soci il segreto professionale sul lavoro da lui svolto.

Tuttavia, il numero di mestieri ai quali è indirizzato il decreto è stato ridotto: nella nuova proposta, questa si applica a tutte le categorie eccetto gli architetti, gli ingegneri, gli avvocati, i notai, i farmacisti e gli autotrasportatori.

Le novità per le professioni liberalizzate

Il decreto che ha liberalizzato le professioni ha quindi intenzione di eliminare, per le categorie sopra citate:

La limitazione del numero dei professionisti di un settore. Questo paletta venne inserite per modellare l'offerta in certi settori per evitare che risultasse troppo sproporzionata rispetto la domanda. È questa, inoltre, la stessa ragione che ha portato ad introdurre i test d'ingresso in alcune facoltà.
L'attribuzione di licenze allo svolgimento delle professioni. Questa limitazione ha la stessa ratio di prima. La sua abolizione contribuirebbe alla semplificazione di gran parte della burocrazia professionale (oltre che un'interessante riduzione di costi).
La limitazione all'esercizio di una professione all'interno di un'area geografica precisa e la limitazione al numero di esercizi dello stesso settore in uno spazio determinato. Questa decisione è stata pensata – come tutto il pacchetto, invero – per migliorare il grado di concorrenza di alcuni distretti economici.
La limitazione della professionalità attraverso l'indicazione della forma giuridica del fornitore del bene o servizio.
Il requisito di possesso di quote societarie per svolgere la propria attività.
I tariffari, che garantivano prezzi minimi o commissioni su alcuni beni e servizi. Questo è uno dei punti più spinosi, toccato anche dall'Antitrust. Il problema consiste nell'opportunità, secondo molto, di un tariffario di prezzi minimi che possa, in un certo modo, tutelare i lavoratori di settori spesso trascurati dall'attenzione dei datori di lavoro. La fine di un tariffario potrebbe portare ad un abbassamento eccessivo del costo del lavoro e a un guadagno ancora più basso.
Le critiche delle professioni al decreto

Come per le altre categorie coinvolte dalle liberalizzazioni professionali, come per esempio i taxi, anche dal fronte delle professioni non sono mancate critiche al testo. Il tema più dibattuto riguarda le modifiche delle Società tra Professionisti nonostante il favore espresso sulla ripartizione delle società (almeno due terzi professionisti). Molto critica la posizione per esempio degli avvocati, che per bocca del presidente degli avvocati dell’Oua, Maurizio de Tilla, ritiene inutile la presenza dei soci di capitale nelle STP. Sono arrivate anche delle proposte per il Governo Monti da parte di alcune professioni, come per esempio quella degli architetti, per favorire i progetti che prevedano un basso consumo energetico.

 

La presenza in Italia dei professionisti è testimoniata dai numeri: il giro d’affari è pari a 195,8 miliardi di euro, ossia il 15% del PIL e gli iscritti totali agli ordini sono quasi due milioni e mezzo, di cui il 40% donne.

Le proteste contro il decreto

Come per tutte le categoria interessate dal decreto liberalizzazioni per le professioni, anche sul fronte delle poste non sono mancate polemiche. Polemiche che però sono arrivate dall’Antitrust, guidata da Giovanni Pitruzzella, che rivendicava misure più stringenti per Poste Italiane e che ha aperto un’istruttoria per abuso di posizione dominante. Secondo le analisi dell’Antitrust, infatti, Poste Italiane agirebbe in alcuni servizi in regime di esenzione Iva provocando uno svantaggio per gli altri operatori. Altre misure consigliate riguardavano la regolazione delle agevolazioni postali e lo scorporo di BancoPosta.

Questi mancati provvedimenti hanno spinto l’Antitrust a considerare le Poste Italiane come uno dei poteri forti del Paese, contro il quale il Governo Monti non ha saputo dare la sterzata adeguata. Un discorso simile che si può fare per i taxi dove le misure iniziali del Governo sono state via via ammorbidite per le proteste accese della categoria. E’ importante però che questo malcontento non si diffonda nella società perché i sacrifici che stanno facendo gli italiani sono molto onerosi e devono avere il rispetto della classe politica, che dovrebbe considerare tutte le categorie sullo stesso livello. Se c’è da fare un sacrificio per il bene del Paese, è giusto che lo facciano tutti. Nessuno escluso.

Gare d’appalto e problemi gestionali

 

Per quanto riguarda la liberalizzazione dei trasporti ferroviari, la prima problematica riguarda la nuova gestione della rete regionale e interregionale. La distinzione iniziale, per comprendere a fondo il problema, è quella fra trasporto ad alta velocità e quello, appunto, regionale. Nel primo caso non ci sono grandi problemi, le tratte sono note e ben strutturate. Nel secondo caso, invece, la questione è più spinosa.

Essendoci stato un monopolio per moltissimi anni, l’operatore principale (FS) è il detentore delle informazioni per la sicurezza e per la gestione delle tratte regionali e interregionali. Fino ad oggi sono state effettuate molte gare d’appalto da parte delle regioni ma tutte sono state mal strutturate. Prima della liberalizzazione delle ferrovie, i trasporti ferroviari regionali erano regolati da contratti tra le regioni stesse e FS. Con le nuove normative, tutto il know how acquisito da FS non rientra più nei nuovi rapporti tra la società suddetta e il nuovo eventuale gestore.

Tutto ciò fa si che le regioni abbiano molte timore di accollarsi l’onere della sicurezza e della garanzia del trasporto: non avendo dati, nemmeno la presentazione della candidatura per l’acquisizione dell’appalto potrebbe risultare idonea. Finora solo la regione Piemonte ha partecipato ad un gara d’appalto per l’acquisizione del servizio e, addirittura, con il cambio della giunta regionale, la gara è stata abbandonata per i motivi sopracitati, riassegnando a Trenitalia l’appalto del trasporto ferroviario della regione.

Sindacati contro

Un ulteriore grande tema che deve essere affrontato, per ciò che concerne i trasporti ferroviari, è quello dei dipendenti. I sindacati, infatti, sono sul piede di guerra poiché non è stato ancora discusso il  trattamento   economico dei dipendenti attuali e futuri delle società che potrebbero gestire alcune tratte della rete ferroviaria italiana. Questo problema si va quindi a sommare a quello della gestione di terzi della rete. La liberalizzazione delle ferrovie appare, ancora, una via molto complicata da seguire, a meno che le gare e la futura gestione multipla del servizio non saranno regolamentate e ben strutturate.

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