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Olio d’oliva in Italia: la situazione del mercato interno

L'olio d'oliva in Italia resta risorsa cruciale. Il Belpaese è la seconda potenza al mondo per produzione ed esportazioni ma il 2016 è stato un anno nefasto.

L’Italia si conferma da diversi anni seconda potenza al mondo per ciò che riguarda produzione ed esportazioni di olio di oliva, alle spalle della Spagna e davanti alla Grecia. I tre Paesi dell’area mediterranea controllano, da soli, una buona parte dell’olio mondiale e,  anche nel 2016, hanno confermato la loro posizione di leadership. A parte la Spagna, però, che con le sue 1.400 tonnellate di olio generato ha mantenuto gli standard dell’anno precedente, Italia e Grecia hanno fatto segnare una flessione non di poco conto: -20% gli ellenici e addirittura -37% il Belpaese. Una flessione in parte fisiologica, dopo l’abbondante raccolto del 2015 e che trova parziale riscontro a livello globale, dove il calo complessivo è stato però ‘solo’ del 9% annuo.

La situazione a livello regionale

Il Sud Italia si conferma area di riferimento per ciò che concerne la coltivazione degli ulivi, ma fa segnare le perdite più sostanziose. L’olio pugliese è ancora il più diffuso del Paese ma perde il 40% della produttività; ancora peggio hanno fatto Sicilia (-49%) e Calabria (-53%), rispettivamente terza e seconda forza del Paese; male anche la Campania, in calo del 50%. Nel complesso, il Mezzogiorno ha visto la propria produttività calare del 50%, contro il 40% delle regioni del Centro e la stabilità delle produzioni del Nord, dove il Veneto fa registrare un sorprendente +30%. In positivo anche Trentino e Friuli.

Salgono i prezzi, scendono le esportazioni

Come naturale e inevitabile conseguenza del crollo delle produzioni, i prezzi dell’olio hanno segnato un significativo incremento. Alla borsa merci di Bari, la più rappresentativa del contesto nostrano, l’olio extravergine d’oliva costa il 14% in più rispetto al 2015.

L’aumento dei prezzi crea inevitabili tensioni sui mercati esteri e una sostanziale perdita di competitività; le esportazioni sono diminuite del 15%, passando dai 3 milioni di tonnellate del 2015 si è passato ai 2,7 attuali.


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