Ambiente e Natura

Rifiuti, quelli più difficili da smaltire

Da alcuni decenni a questa parte, fortunatamente, il problema dei rifiuti e del loro corretto smaltimento è divenuto una delle priorità delle amministrazioni centrali e soprattutto locali. Queste si stanno sempre più impegnando, assieme a diverse società che offrono consulenza rifiuti a Roma o in altre località, come la Nova Ecologica nella Capitale, nel favorire la raccolta differenziata e il riciclo della maggiore quantità possibile di materiali usati.

Tuttavia, una delle problematiche più complesse da risolvere riguarda lo smaltimento di alcuni tipi di rifiuti. Infatti, se ultimamente i ricercatori hanno inventato prodotti più facilmente biodegradabili o riciclabili, altri materiali invece ancora lo sono difficilmente o più lentamente. Conoscere quali questi siano è importante, per responsabilizzare e sensibilizzare i cittadini ad un loro uso possibilmente corretto.

I rifiuti prodotti dal fumare e le sue conseguenze sull'ambiente

Ormai si ritrovano gettate ovunque, dai marciapiedi alle spiagge, tuttavia i fumatori probabilmente non sanno che le cicche di sigarette rappresentano un materiale che impiega diverso tempo per essere smaltito, almeno dai 6 ai 12 mesi. Infatti, quelle senza filtro sono composte soltanto da fibre vegetali (quale è il tabacco) e da carta e quindi più facilmente biodegradabili. Il filtro, invece, è realizzato in un materiale chimico maggiormennte resistente e più lento a smaltirsi.

Ancora peggiore è la situazione per gli accendini in plastica, utilizzati soprattutto dai fumatori e spesso buttati o dimenticati un pò ovunque. Questo tipo di scarto impiega, infatti, circa un secolo per essere smaltito e assorbito dall'ambiente, con conseguenze facilmente immaginabili. Gli accendini vengono realizzati con un tipo di plastica difficilmente aggredibile dai microrganismi presenti in natura e pertanto è lenta la sua degradazione.

Alimenti, contenitori ed i rifiuti prodotti

Basta semplicemente recarsi in un qualsiasi supermercato per notare come diversi prodotti alimentari utilizzino vari materiali per essere confezionati o conservati. E molti di questi materiali risultano difficili da smaltire o impieghino tanto tempo. Un contenitore in tetrapak, quelli utilizzati per succhi di frutta o latte per intenderci, se non riciclato, tende ad impiegare un anno per essere assorbito dalla natura.

Molto di più ci vuole invece per le scatolette di metallo, come quelle per il tonno ad esempio, che richiedono circa 50 anni per lo smaltimento naturale. Fortunatamente se ne vedono sempre meno in circolazione, tuttavia i vecchi sacchetti di plastica venivano eliminati dall'ambiente solo dopo alcuni secoli. Senza tener conto dei danni subiti da pesci e altri animali, se abbandonati in mare. Medesimo problema sussiste ancora, tuttavia, per altri prodotti in plastica, come bicchieri, piatti o posate, se non riciclati.

Anche l'alluminio, presente sotto forma di lattine contenenti vari alimenti o bevande, non è un materiale facilmente biodegradabile. Infatti esso tende ad impiegare almeno 20 anni prima di essere smaltito dall'ambiente. Ancora più lungo il tempo necessario per i contenitori in polistirolo, utilizzati per la vendita di carne o di formaggi ad esempio, i quali necessitano di decine e decine di anni.  


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