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Stimoli fiscali per combattere Covid, ma le conseguenze saranno pesanti

Per combattere la crisi innescata dalla pandemia, i governi hanno fatto ricorso a misure straordinarie

Per rispondere alla crisi innescata dalla pandemia, oltre al massiccio intervento delle banche centrali, sono dovuti intervenire i governi di tutto il mondo. La medicina per la crisi è stata cercata soprattutto negli stimoli fiscali. Sostanzialmente lo Stato ha rinunciato in parte a quanto gli spetta (in realtà spesso ha spostato solo in là nel tempo), lasciando così il denaro nelle tasche dei cittadini, al fine i sostenere i consumi.

L'abuso necessario di stimoli fiscali

A prescindere dal tipo di stimoli fiscali adottati dai vari Paesi, non c'è dubbio che si è trattato di una mossa che per grandezza non ha precedenti. Nei paesi sviluppati la risposta fiscale è stata pari a circa l’8% del Pil complessivo. In quelli emergenti s'è fermata al 3%. Come ogni medicina però, anche quella fiscale ha le sue grosse controindicazioni. La combinazione di espansione fiscale e recessione infatti porterà a un ampliamento dei livelli di deficit, e una crescita del rapporto debito-Pil. Se oggi la priorità è rimettere in moto in fretta l'economia, domani bisognerà ridisegnare priorità e vincoli politici per far fronte all'indebitamento crescente.

Il rischio di un debito fuori controllo

Il problema non sarà di poco conto, perché diversi Paesi partivano già da livelli elevati di debito pubblico e deficit. L'Italia è tra questi, e non siamo neppure il caso peggiore. Per tutti questi Paesi occorre chiedersi se il loro debito sarà ancora sostenibile alla luce degli ultimi sviluppi. E' improbabile che ce la possano fare senza un aumento della tassazione, perché questo scenario passa per una robusta crescita del Pil. Insomma, gli stimoli fiscali di oggi, si tradurranno probabilmente in più tasse domani.

Il caso italiano

Il futuro si gioca su scenari che non sono ancora ben definiti. Prendiamo come riferimento il caso italiano. L'impatto del Covid sul nostro PIL dovrebbe essere di circa il 10% nel 2020. Il deficit dovrebbe raggiungere l’11% del Pil e il rapporto debito-Pil vicino al 160% a fine anno. Nello scenario più ottimistico vede un debito in calo, grazie alla combinazione di una crescita del Pil del 2,2% e un surplus primario dell’1% del Pil. La ripresa avrebbe una forma a Vi, o di inverted hammer. Lo scenario peggiore invece vede una combinazione di bassa crescita e bassa inflazione, cosa che lascerebbe il Paese bloccato. In pratica, debito insostenibile. Tra questi due scenari ci sono delle vie di mezzo, ma quel che occorre rimarcare è che la partita si giocherà su differenze molto sottili, anche minime, che però possono avere impatti enormi.


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